DiSTA, Dipartimento Scienze e Tecnologie Agroambientali

Area di Entomologia "G. Grandi"

FACOLTA' DI AGRARIA UNIVERSITA' DI BOLOGNA

I Sirfidi come bioindicatori: lo stato dell’arte in Italia

Fumetto sirfide
Giovanni Burgio & Daniele Sommaggio

Il testo e le immagini sono tratte da presentazioni degli autori mostrate ai seguenti convegni:
- XIX Congresso Nazionale Italiano di Entomologia, Catania, 15-15 giugno 2002
- Landscape Management for Functional Biodiversity, IOBC-OILB, WPRS/SROP, Bologna 11-14 maggio 2003
- II International Symposium on the Syrphidae, Alicante, 16-19 giugno 2003


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I Sirfidi sono efficienti bioindicatori?
La possibilitÓ di utilizzare i Sirfidi come bioindicatori Ŕ stata sottolineata da molti autori sia a livello teorico (SPEIGHT, 1986; SPEIGHT et al., 1998; SOMMAGGIO, 1999) sia con casi pratici (STUBBS, 1982; Kula, 1997). In particolare le specie xilosaprofaghe (Figura 11) sono state segnalate come ottimi bioindicatori di ambienti forestali, in quanto permettono di valutare non solo lo stato di salute di un bosco, ma anche la validitÓ delle tecniche di gestione; d’altra parte, l’elevata mobilitÓ degli adulti ne restringe cautelativamente l’utilizzo come bioindicatori di paesaggio (comprensorio).

I Sirfidi sono efficienti nel caratterizzare diversi biotopi? Un esempio italiano
Per tale analisi sono state considerate liste faunistiche pubblicate (BURGIO et al, 1997; BURGIO et al., 2000; BIRTELE et al., 2002; SOMMAGGIO, 2003), o in possesso dagli autori, di 20 biotopi diversi, con catture mediante retino; i dati sono stati organizzati in una matrice presenza-assenza, per un totale di 198 specie. Si Ŕ cercato di avere una vasta gamma di siti, appartenenti sia ad ambienti forestali che agricoli. Pi¨ in dettaglio si sono analizzate le seguenti diverse condizioni:
- siti forestali a diversa tipologia
- siti agricoli con notevole impatto antropico (assenza di siepi, elevato impatto ambientale);
- siti agricoli con minor impatto antropico (presenza siepe, gestione fitosanitaria di tipo integrato o biologico).
I siti agricoli sono stati inoltre caratterizzati in funzione degli ordinamenti colturali limitrofi.
La matrice di dati Ŕ stata analizzata mediante Analizi delle Componenti Principali (PCA)
La Principal Component Analysis (Figura 12) ordina i dati nel seguente modo:
1) un primo gruppo Ŕ formato da aziende a lotta integrata e aziende biologiche della provincia di Bologna, caratterizzate da siepi giovani-mature e inserite in una rete ecologica mediamente complessa;
2) un secondo gruppo Ŕ formato da aziende del Parco del Delta (FE) con siepi giovani e reti ecologiche semplificate;
3) un terzo gruppo formato dalle due foreste (Campigna e Malga Gulva);
4) un gruppo formato da latifoglie, faggete e prato-arbusteto
Si pu˛ pertanto dire che i sirfidi risentono pi¨ della diversificazione vegetazionale di un sito, che della gestione fitosanitaria degli ambienti limitrofi ai luoghi di cattura; conclusioni analoghe possono trovarsi in DACCORDI et al. (1988)


Conclusioni: l’uso dei Sirfidi per il monitoraggio ambientale
I dati presentati vogliono solamente evidenziare come i Sirfidi possono risultare molto validi in indagini ambientali, nel separare ecosistemi differenziati per tipologia vegetazionale e gestione paesaggistica.
L’analisi presentata non vuole sicuramente essere una trattazione esaustiva degli ecosistemi considerati, anche per i limiti imposti dal metodo di raccolta, esclusivamente mediante retino entomologico, sulle cui caratteristiche abbiamo giÓ discusso. Questi risultati vanno considerati come un esempio della validitÓ dell’utilizzo dei Sirfidi come bioindicatori (Figura 13). E’ necessario implementare le ricerche in questo senso, possibilmente con l’utilizzo abbinato di retino entomologico e trappole Malaise.