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Psacothea hilaris (Pascoe)
Costanza Jucker, Daniela Lupi

Psacothea hilaris (Pascoe) (Coleoptera Cerambycidae Lamiinae) è una specie di origine asiatica. Ampiamente distribuita nelle zone native, la specie Psacothea hilaris comprende 13 sottospecie distinguibili dalla loro morfologia (Kusama & Tatakuwa, 1984). La sottospecie presente in Europa è Psacothea hilaris hilaris, particolarmente diffusa in Cina e Giappone. Il Coleottero attacca le piante appartenenti alla famiglia delle Moraceae, in particolare il fico (Ficus carica) e il gelso (Morus spp.). Nella sua area di origine è considerato un’avversità di importanza economica. In Giappone infatti rappresenta un seria minaccia per la sericoltura, dal momento che le larve si sviluppano scavando gallerie all’interno dei tronchi e gli adulti si alimentano delle foglie del gelso, fonte alimentare per il baco da seta (Bombyx mori). In Europa P. hilaris può attaccare piante oggi utilizzate prevalentemente come ornamentali, ma è anche in grado di minacciare la produzione di fichi nel Bacino del Mediterraneo.

Il Coleottero è stato segnalato più volte in Nord America e in Canada, importato dall’Asia su material legnoso. Nel 1997 e nel 2008 la specie è stata intercettata nel Regno Unito, ma non sembra essersi mai stabilmente insediata (EPPO 2008/201; http://www.fera.defra.gov.uk). In Italia P. hilaris hilaris è stata segnalata per la prima volta nel settembre 2005 in Lombardia ad Almenno San Salvatore (BG), quando furono trovati due adulti morti nei pressi di una legnaia (Jucker et al., 2006). Nel corso dello stesso anno in ottobre un altro adulto fu individuato ad Asso (CO), a circa 30 km di distanza dal primo ritrovamento. In entrambi i casi tuttavia non furono osservate piante attaccate. Nel 2007 un nuovo ritrovamento ad Anzano del Parco (CO), nelle vicinanze di Asso, ha invece permesso di individuare, oltre agli adulti, anche numerose piante di fico fortemente attaccate dallo xilofago. Attualmente si stima che l’area infestata dal Coleottero sia all’incirca di 60 km2, confinati in Lombardia nella provincia di Como (Lupi et al., 2013).

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Gli adulti sono facilmente riconoscibili: presentano un tegumento nero ricoperto da una peluria grigio-verde, le elitre e l’addome mostrano dei puntini gialli, mentre sul pronoto sono presenti delle strisce gialle. La dimensione degli adulti può variare da 13 a 30 mm nel maschio e da 15 a 31 mm nelle femmine (Iba, 1993; Fukaya, 2004). Gli adulti inoltre sono caratterizzati da lunghe antenne: nel maschio tale lunghezza può superare anche 2 volte la lunghezza del corpo, mentre nelle femmine arriva generalmente a 1,5 la lunghezza del corpo.

Le larve sono xilofaghe e scavano gallerie nei tronchi e nelle branche di diverso diametro: inizialmente le larve si trovano al di sotto della corteccia, per poi approfondirsi nello xilema (Hanks, 1999). Le piante attaccate lentamente si indeboliscono e, nel caso di attacchi consistenti, possono andare incontro a morte. Il danno causato dagli adulti risulta trascurabile e consiste nell’attività trofica di parti di corteccia sulle tenere branche (Jucker et al., 2006).

Relativamente al ciclo di sviluppo, gli studi condotti nelle aree di origine hanno permesso di osservare come generalmente la specie sia monovoltina, ma a seconda del momento dell’anno in cui avviene l’ovideposizione, possa anche essere bivoltina o presentare una generazione ogni due anni (Watari et al., 2002). Nei nostri areali è possibile osservare gli adulti da metà giugno alla fine di ottobre. Le femmine depongono le uova sui tronchi e sui rami laterali all’incirca 20-30 giorni dopo lo sfarfallamento.

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