Dipartimento di Scienze Agrarie

Area di Entomologia



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Informazioni Generali
La presente sintesi è stata preparata dalla Prof.ssa Maria Matilde Principi in occasione delle celebrazioni del Centenario della Facoltà di Agraria (6-7. aprile. 2000). Queste pagine, opportunamente modificate e insieme a quelle presentate dai docenti di altre discipline, faranno parte della relazione tenuta dal Prof. Luigi Cavazza: "Il contributo alla evoluzione scientifica e tecnica", che sarà pubblicata negli Atti editi al termine delle manifestazioni.

Sintesi del contributo scientifico e tecnico portato dall'Istituto di Entomologia "G. Grandi" dalla sua fondazione

 

Nel "Regolamento" n. 555 del 10 dicembre 1903 della R. Scuola Superiore Agraria in Bologna era elencato un insegnamento di "Zoologia ed Entomologia agraria". Nel 1923 l'insegnamento della Entomologia fu affidato a Guido Grandi, all'inizio ospite dell'Istituto di Zoologia dell'Università di Bologna. Nel 1925 Grandi vinse il concorso alla cattedra di tale insegnamento e nel 1928 fondò l'Istituto, che diresse per un trentennio e che, dopo la sua morte, ne porta il nome. Contemporaneamente all'Istituto fondò una rivista, il "Bollettino" dell'Istituto, di cui il vol. 52 del 1998 è uscito recentemente. Nel "Bollettino" è pubblicata buona parte delle ricerche svolte nell'ambito dell'Istituto. Contemporaneamente al "Bollettino"sono uscite le "Note tecniche" e le "Circolari" per la trattazione di argomenti di prevalente importanza tecnica. Grandi ha inoltre diretto per un cinquantennio l'Osservatorio Fitopatologico per la sezione "Entomologia" annessa all'Istituto. Dopo la salita alla cattedra Grandi ha continuato gli studi su di un gruppo di Imenotteri Calcidoidei che in tutte le Regioni della Terra si sviluppano entro i ricettacoli od urne (i cosidetti "siconi") delle Moracee del gen. Ficus. L'indagine morfologica non è stata solo utilizzata come strumento tassonomico, ma con essa si è realizzato un mirabile lavoro di comparazione e di interpretazione delle straordinarie modificazioni somatiche subite da questi insetti durante la loro singolare evoluzione. Quanto è stato scoperto negli insetti dei Fichi, che si riferisce all'eterno problema dell'adattamento morfologico, ha poi spinto Guido Grandi a iniziare un nuovo filone di ricerche, quello sulla morfologia ed etologia comparate degli insetti a regime specializzato, conclusosi con la pubblicazione di un lavoro di sintesi dove vengono discusse le conclusioni di ordine generale. Un terzo filone di ricerche è stato da lui iniziato nel 1925 sull'Appennino bolognese con lo studio degli Imenotteri superiori, insetti costruttori di nidi pedotrofici e che rivelano uno psichismo altamente evoluto. I risultati di tali ricerche sono stati poi raccolti in un bel volume, di 650 pagine, uscito nel 1961 con il titolo "Studi di un Entomologo sugli Imenotteri superiori", in cui sono trattate le modalità di vita di oltre 220 specie, delle loro vittime e dei loro simbionti e la conformazione delle loro larve. Grandi si è occupato anche di fitofagi dannosi e contro una specie esotica introdotta, la famigerata Cydia molesta, ha curato l'applicazione della lotta biologica con l'introduzione di un Imenottero parassitoide americano. In numerosi scritti, fin dall'immediato dopoguerra, ha avvertito i tecnici dei pericoli dell'uso massivo e incondizionato degli insetticidi di sintesi. La scienza entomologica ha ricevuto infine dalla maturità di Guido Grandi il dono di un'opera di inestimabile valore per il suo progresso, l'"Introduzione allo studio dell'Entomologia", trattato in due volumi di oltre 2300 pagine, che ha visto la luce nel 1951, e più tardi, nel 1966, di un Compendio di quasi 700 pagine le "Istituzioni di Entomologia generale" dove sono concentrati gli elementi essenziali della disciplina.

Gli allievi, che per periodi più o meno lunghi hanno frequentato l'Istituto da lui diretto, sono stati numerosi e alcuni di essi hanno raggiunto la cattedra universitaria. A loro egli consigliava temi individuali in funzione delle loro attitudini e delle loro predilezioni: per i principianti per lo più si trattava dello studio della entomofauna di una pianta spontanea o coltivata; per gli altri, che rimanevano più a lungo presso di lui, di quello di un ordine o di una famiglia.

Athos Goidanich è stato il primogenito. Dopo l'entomofauna della Canapa ha studiato gli entomofagi della Ostrinia nubilalis, il Piralide più pericoloso per la Canapa e il Mais. È diventato poi specialista degli Imenotteri Braconoidei e ha iniziato una serie complessa di ricerche sui Coleotteri Scolitidi. Antonio Servadei si è occupato di Imenotteri Tentredinidi e di alcuni fitofagi del Melo ed è divenuto specialista di Rincoti. Filippo Venturi ha debuttato studiando l'entomofauna delle Graminacee spontanee e coltivate ed è poi divenuto specialista di Ditteri. Minos Martelli ha studiato l'entomofauna del Mais, la biologia di Imenotteri Tentredinidi ed è divenuto specialista di Afidi. Lamberto Golfari ha compiuto indagini di notevole interesse applicato su alcuni importanti fitofagi dannosi ai fruttiferi. Sandro Ruffo è divenuto specialista di Coleotteri Crisomelidi. Giorgio Fiori è rimasto a lungo presso il Maestro; ha debuttato con l'entomofauna del Daucus carota e si è poi dedicato a complesse indagini di morfologia e biologia su varie specie di Coleotteri e di Lepidotteri, in particolare ha studiato la morfologia, l'anatomia e il funzionamento dell'apparato riproduttore di Coleotteri Tenebrionidi e infine, con Egidio Mellini, ha partecipato ad alcune missioni nel Nord-Africa. Rodolfo Zocchi ha compiuto alcuni studi su Imenotteri Sinfiti, su Lepidotteri e sugli insetti delle foreste. Sergio Zangheri si è occupato dell'entomofauna delle Leguminose da seme e Pierino Giunchi di quella dell'Erba Medica. Giancarlo Bongiovanni è stato specialista degli insetti della Barbabietola. Marta Grandi (Remembering Marta Grandi), figlia del fratello, ha frequentato l'Istituto dello zio per oltre un trentennio. Si è dedicata allo studio degli Efemeroidei, insetti ancora poco noti. Le indagini di sistematica le hanno permesso la compilazione di un volume della collana "Fauna d'Italia" uscito nel 1960; quelle sulla morfologia e anatomia (estese anche a rappresentanti degli Odonati e dei Plecotteri), sui cicli biologici e sul comportamento hanno messo in luce fatti nuovi e importanti per la conoscenza dell'ordine.

Maria Matilde Principi è stata anch'essa allieva di Guido Grandi. Chiamata nel 1958 a succedergli alla cattedra, ha diretto l'Istituto per un trentennio e, dopo la scomparsa del Maestro, è stata direttore responsabile della rivista dell'Istituto stesso. Ha fondato il Dottorato di Ricerca in "Entomologia agraria" e ne è stata il Coordinatore fino alla sua andata in pensione. Le sue ricerche sui Neurotteroidei, prolungatesi per oltre un cinquantennio, hanno portato un notevole progresso alla conoscenza di questi insetti predatori e in alcuni casi di notevole importanza economica per la lotta naturale e per quella biologica. Gli studi di morfologia hanno illustrato conformazioni specializzate per la funzione a cui vengono adibite; quelli di morfologia, anatomia ed istologia hanno messo in luce l'esistenza di apparati tegumentali glandolari negli adulti ed una complessa organizzazione degli apparati riproduttori, permettendo interpretazioni e riferimenti di importanza generale per la Classe e altresì fornendo elementi di base per la discriminazione generica e specifica. Le indagini sui cicli biologici, sugli ambienti frequentati, sulle prede prescelte hanno rivelato comportamenti ancora del tutto sconosciuti come per il Crisopide Italochrysa italica, che vive come larva nei nidi del Formicide Crematogaster scutellaris e contrae con la Formica una stretta simbiosi antagonistica. Le diverse modalità di ibernamento riscontrate nei Crisopidi hanno poi portato la Principi ad affrontare su base sperimentale il fenomeno della diapausa indotta da condizioni del fotoperiodo. In queste ultime ricerche hanno collaborato con lei, tra gli altri, Pier Luigi Castellari, Edison Pasqualini e Donatella Sgobba, che hanno altresì sperimentato diverse metodologie per l'allevamento massale di questi insetti, sia con prede di sostituzione che con diete artificiali. Insieme con un altro suo collaboratore, Roberto Pantaleoni, che per oltre un decennio ha studiato la Neurotterocenosi della Pianura Padana sud-orientale, ha infine presentato l'elenco aggiornato delle specie di Neurotteri viventi in Italia. L'attenzione è stata dedicata dalla Principi anche ad altri ordini di insetti: a fitofagi appartenenti a Coleotteri Alticidi, a Microlepidotteri fillominatori, a Ditteri Cecidomiidi; e a Imenotteri parassitoidi per i quali sono stati messi in evidenza fenomeni biologici di notevole interesse generale. I problemi della protezione delle piante sono stati affrontati mediante esperienze sulla selettività degli insetticidi sistemici. Ma un ben più ampio campo di azione è stato intrapreso con l'organizzazione ed il coordinamento di un nutrito gruppo di lavoro costituitosi presso l'Istituto nel 1963 e che per un decennio si è dedicato a ricerche di base per pervenire all'applicazione della protezione integrata nei frutteti commerciali. Tale applicazione si è potuta realizzare grazie alla collaborazione offerta dal Dipartimento Attività Produttive Agricoltura e Alimentazione della Regione Emilia Romagna.

Egidio Mellini è stato allievo di Guido Grandi e ha ottenuto la cattedra in seguito allo sdoppiamento dell'insegnamento di Entomologia agraria della Facoltà. È succeduto a Maria Matilde Principi nella direzione del "Bollettino" ed è stato Coordinatore del Dottorato di Ricerca. Ha avuto numerosi collaboratori; quelli più a lungo rimasti presso di lui sono Guido Campadelli "In memory of Guido Campadelli", Maria Luisa Dindo, Alessandro Bratti, Paolo Fanti. Studioso all'inizio della biocenosi delle Carduacee spontanee, con attenzione a Lepidotteri, Coleotteri e Ditteri, si è poi concentrato nella specializzazione sul parassitoidismo, argomento complesso e di enorme importanza sia scientifica che pratica. Il gruppo sistematico prescelto è stato quello dei Ditteri Tachinidi. Sono state indagate le modalità di aggressione all'ospite, il comportamento delle larve, l'induzione dei tubi respiratori, il superparassitismo, il multiparassitismo, le eventuali interazioni con larve parassite di Imenotteri Apocriti. In una nutrita serie di lavori sperimentali sono stati quindi analizzati gli effetti esercitati reciprocamente tra parassitoide e ospite e in particolare quelli, numerosissimi, indotti dall'ospite sul parassitoide, pervenendo alla formulazione della cosidetta ipotesi ormonale atta a spiegare il meccanismo della dominazione esercitata dalla vittima sul ritmo di sviluppo della larva endofaga. Sintesi di ampio respiro hanno analizzato e discusso i multiformi aspetti della entomofagia degli insetti, le differenze morfologiche ma soprattutto biologiche fra i parassitoidi degli Imenotteri e quelli dei Ditteri, nonché il passaggio dall'attività predatrice a quella parassitaria delle larve nella lunga serie di famiglie di Ditteri. Da ultimo è stato affrontato su basi concrete il problema dell'allevamento dei parassitoidi su diete artificiali, obiettivo oggi particolarmente agognato per le grandi prospettive nel campo della lotta biologica. Hanno avuto la preferenza le diete meridiche, che per la loro semplicità ed il basso costo possono essere utilizzate ai fini di una produzione massale. I risultati ottenuti sono stati ottimi, con rese in adulti, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, addirittura superiori a quelle conseguite, in parallelo, sull'ospite di sostituzione. Un settore di indagine del tutto speciale è stato quello dedicato da Mellini agli insetti delle aree semidesertiche e desertiche. Insieme con Giorgio Fiori ha partecipato ad alcune missioni nel Nord-Africa e per la prima volta sono stati studiati la vita e gli adattamenti degli insetti desertici. In seguito Mellini ha svolto indagini altresì nei deserti del Sud-America e specialmente sull'Altopiano Boliviano a oltre 3700 m s.m.

Giovanni Briolini è stato titolare della cattedra di Entomologia ortofrutticola ed ha diretto l'Istituto per un triennio. È succeduto a Maria Matilde Principi nel coordinamento del Dottorato di Ricerca in Entomologia agraria. La sua attività di ricerca è iniziata con un censimento dell'entomofauna del Melo e si è in particolare rivolta allo studio del ciclo biologico di tre specie di Microlepidotteri fillominatori che negli anni '50 costituivano un problema nuovo di ragguardevole gravità. Un conseguente ciclo di sperimentazione per razionalizzare i relativi interventi di difesa, con definizione di adatti metodi di campionamento e soglie di intervento, è stato poi affrontato per l'applicazione della protezione integrata. Sempre per lo scopo di porre le basi per la protezione integrata Briolini ha poi rivolto l'attenzione al grave problema costituito dalla Cydia pomonella, ne ha approfondito il ciclo biologico, individuati i metodi di campionamento e le soglie di intervento e sperimentati idonei mezzi di difesa chimica e con attrattivi sessuali. Un'attività analoga ha riguardato i Rodilegno, per uno dei quali, il Cossus cossus, gli attrattivi sessuali si sono rivelati efficaci e come l'unico possibile metodo di difesa. Nell'ambito del Programma stabilitosi con l'Assessorato all'Agricoltura della Regione Emilia-Romagna per la protezione integrata delle colture agrarie, è stato responsabile scientifico per gli insetti delle Pomacee e per molti anni ha rappresentato l'Italia nel Gruppo di lavoro europeo per la lotta integrata nei frutteti dell'Organizzazione internazionale di lotta biologica. Negli ultimi sei-sette anni di attività, Briolini ha orientato le sue ricerche alla elaborazione di modelli matematici di previsione, creando per tale lavoro un Laboratorio finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell'ambito del Programma per la lotta integrata. Tali modelli sono stati concretamente sviluppati per le specie più importanti di Lepidotteri delle Pomacee e della Vite e sono tuttora impiegati nel Programma regionale di lotta integrata, contribuendo a semplificare il lavoro dei tecnici. Collaboratrice in questo settore è stata Elisa de Berardinis. Briolini ha dato alle stampe due libri: "Entomologia frutticola" e "Lotta integrata nel meleto", manuale questo dedicato ai tecnici. Tra i collaboratori di Giovanni Briolini va ricordato Edison Pasqualini per l'attenzione da lui rivolta sul Melo all'Acaro Tetranichide Panonychus ulmi e al suo predatore Coleottero Coccinellide Stethorus punctillum. Con l'eliminazione dei fitofarmaci meno selettivi per il predatore egli ha ottenuto sul Melo una riduzione dell'impiego di acaricidi di oltre l'80 %. Pasqualini ha altresì collaborato attivamente alla soluzione del problema presentato dalla difesa dall'Afide grigio del Melo.

Giorgio Celli (deceduto 11 giugno 2011) "In memory of Giorgio Celli" è stato titolare della cattedra di Tecniche di lotta biologica. È succeduto a Briolini nella direzione dell'Istituto, che ha mantenuto per due trienni. Nell'ambito della lotta integrata nel meleto ha esplorato la interazione dinamica tra i Microlepidotteri fillominatori e i loro entomofagi, al fine di pervenire ad una possibile previsione delle infestazioni. Si è quindi specializzato nel settore della lotta microbiologica, svolgendo ricerche di laboratorio e di campo sull'efficacia dei preparati microbiologici nei riguardi di varie specie dannose e sulla loro selettività per gli ausiliari. Ha continuato ad occuparsi di lotta biologica mediante il lancio di insetti utili in serra e ha ideato e progettato laboratori per l'allevamento degli entomofagi. Con i contributi della Regione Emilia-Romagna e dell'ENEA ha fondato, e ne è divenuto il referente scientifico, la prima Biofabbrica italiana per la produzione di ausiliari. Tra gli insetti predatori un posto di rilievo è stato assunto dal Neurottero Chrysoperla carnea, utilizzato nelle serre contro gli afidi della Fragola. Sono stati allevati anche parassitoidi impiegati contro Agromizidi, Aleurodidi e altri fitofagi dannosi alle colture protette. Suoi attivi collaboratori in questo settore di attività sono stati Stefano Maini e Giorgio Nicoli, quest'ultimo purtroppo recentemente scomparso in seguito a tragico incidente (Ricordo di Giorgio Nicoli). Celli ha studiato a lungo gli insetti pronubi dal punto di vista dell'impollinazione di molte piante coltivate in campo e in serra. In collaborazione con Claudio Porrini ha messo a punto il progetto Ape-indicatore biologico dei pesticidi e del piombo in città, svolgendo ricerche in moltissime parti del Nord-Italia e in numerose città. In collaborazione con il Centro Agricoltura e Ambiente di Crevalcore (Bo), di cui è il fondatore e il referente scientifico, ha affrontato la lotta biologica alle Zanzare e ditteri nocivi negli allevamenti zootecnici e si è dedicato ad una indagine per verificare l'efficacia del potenziamento della lotta naturale secondo un progetto di Agroecologia. Celli si è altresì specializzato nello studio della etologia degli Imenotteri sociali e in particolare ha studiato la percezione visiva nelle Api e nei Bombi. Collaboratrice in questo settore di ricerche è Bettina Maccagnani.

Pier Luigi Castellari è stato Professore associato. La sua tragica fine ne ha interrotto precocemente la carriera. Nell'ambito delle ricerche per applicare la lotta integrata nel meleto, ha studiato, in collaborazione con la Principi, le possibilità offerte dalla lotta naturale per il contenimento delle popolazioni di Afidi e, con Briolini e altri, ha affrontato il problema offerto dalla Cydia pomonella. Si è occupato altresì di altri Tortricidi e di Nottuidi e ha collaborato per la lotta contro i Cossidi. Al di fuori della lotta integrata si è specializzato nello studio dei Lepidotteri Tortricidi e ha condotto una indagine su di un Neurottero Coniopterigide comparso nel Ravennate ad alta densità di popolazione come predatore di Acari Tetranichidi sul Pesco.

Piero Baronio attualmente occupa il posto di ruolo di prima fascia di "Entomologia frutticola" e dal 1° novembre 1998 è Direttore dell'Istituto di Entomologia "Guido Grandi". È Coordinatore del Dottorato di Ricerca in Entomologia agraria. Ha collaborato con il gruppo di ricerche svolte dall'Istituto per l'applicazione della protezione integrata, studiando le modalità di campionamento delle popolazioni degli Afidi sul Melo, le interazioni dell'Afide grigio del Melo sulla produzione della coltura, la sua dinamica di popolazione; si è occupato della produzione e della utilizzazione del feromone sintetico per la cattura di massa del Cossus cossus, della valutazione della densità di popolazione di Dasyneura mali e dell'andamento dei voli di Tortricidi carpofagi dannosi. Sul Pero ha valutato la resistenza di alcune cultivar allo sviluppo di Cacopsylla pyri. In collaborazione con il gruppo di ricerca diretto da Egidio Mellini ha partecipato per alcuni anni allo studio del parassitoidismo nei Ditteri Tachinidi. Presso l'Istituto di Scienze delle Piante del Politecnico di Zurigo ha collaborato alla determinazione di modelli matematici funzionali di sviluppo di alcuni fitofagi e delle loro influenze reciproche. Nel campo dell'endocrinologia, presso l'Accademia Ceca delle Scienze, ha preso parte alle indagini sul ruolo dell'ormone giovanile nella regolazione delle glandole salivari e alla ricerca di juvenoidi facilmente degradabili e quindi sicuri per l'ambiente, e in più solubili in acqua per una loro più facile applicazione come insetticidi. Nella sua qualità di titolare di un insegnamento di Entomologia forestale non ha trascurato di dedicarsi ad alcune problematiche di questo settore. Suoi collaboratori sono Nadia Baldassari (con la quale ha pubblicato nel 1997 un libro "Insetti dannosi ai boschi di Conifere") e Antonio Martini. Attualmente è responsabile scientifico di un progetto bilaterale con l'Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca relativo a "Influenza di ecdisone e tiozuccheri sullo sviluppo e fertilità di Eterotteri, Afidi e Lepidotteri Nottuidi dannosi all'agricoltura" programma finanziato con contributo CNR.

Stefano Maini è Professore ordinario e attualmente direttore responsabile della rivista dell'Istituto. Sotto la guida di Egidio Mellini si è dedicato allo studio dei nemici naturali della Piralide del Mais e successivamente si è interessato dei feromoni sessuali di questo pericoloso fitofago, usando per la prima volta in Italia le trappole a feromoni. Per perfezionarsi in questo campo di indagini si è recato per un anno negli Stati Uniti e ha potuto evidenziare la particolare differenza intraspecifica nella miscela di attrattivi sessuali emessi dai ceppi di Piralide di diverse aree geografiche. In collaborazione con Giovanni Briolini, Piero Baronio, Pier Luigi Castellari, Guido Campadelli ed Edison Pasqualini ha esteso le sue ricerche sui feromoni di altri Lepidotteri, in particolare Cossidi, Egeridi e Tortricidi. Ha infine concentrato la sua attenzione alla lotta biologica e in questo campo, insieme a Giovanni Burgio, è divenuto un attivo collaboratore di Giorgio Celli. Ha applicato la lotta microbiologica e quella biologica con oofagi contro la Piralide e la Dorifora e ha contribuito mediante la sua esperienza negli allevamenti massali, alla progettazione di laboratori per la moltiplicazione di entomofagi da impiegare nella lotta biologica.

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