DiSTA, Dipartimento Scienze e Tecnologie Agroambientali

Area di Entomologia "G. Grandi"

FACOLTA' DI AGRARIA UNIVERSITA' DI BOLOGNA

 

 

 

 

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Metcalfa pruinosa

A cura di Fabrizio Santi e Stefano Maini

- Origine e diffusione

 

Metcalfa pruinosa (Say) è un insetto che appartiene al vasto ordine dei Rincoti, sottordine Omotteri, sezione Auchenorrinchi, superfamiglia Fulgoroidea, famiglia dei Flatidi ed è particolare perché, in Europa, a tale famiglia appartengono solamente pochissime e rare specie indigene dei generi Phantia e Cyphopterum.Le specie di Flatidi più diffuse sono invece tipiche dei paesi tropicali, hanno livree sgargianti e vivono su molte piante arboree ed erbacee. Questo fitofago, da poco arrivato in Italia e ben acclimatato, è dunque un "alieno" o esotico, cioè proveniente da un altra area zoogeografica, in particolare è una specie neartica; tuttavia essendo segnalata anche in centro e sud America (Brasile) può essere indicata anche come specie neotropica (Metcalf, 1957; Dean e Bailey, 1961; Wilson e Mc Person, 1981) . In Europa sembra sia giunta nel 1979 raccolta nei dintorni di Treviso esaminata dal Prof. Antonio Servadei, e determinata nel 1980 (Dlabola, 1980; Zangheri e Donadini, 1980). Da questo focolaio iniziale si è diffusa, piuttosto rapidamente, (Duso 1984, Duso e Pavan, 1987; Arzone e Arnò 1989; Cravedi, 1989; Santini 1989; Barbattini et al 1991; Baldassarti, 1992; Bin et al.,1993; Tremblay e Priore 1994; Lo Pinto et al. 1997). All'estero è già arrivata nel sud-est della Francia (Avignone, Nizza, ecc.), in Svizzera, in Slovenia e lungo le coste meridionali dell'Istria (Della Giustina, 1987; Sivic, 1991 in Barbattini et al., 1991; Della Giustina e Navarro, 1993). Al pari di altri fitofagi introdotti l'invasione di nuovi areali si verifica principalmente a causa nostra - automezzi o altri veicoli che trasportano adulti e stadi giovanili, scambi commerciali di piante da vivaio o legnami infestati da uova (Pantaleoni, 1989) - e in seguito la dispersione avviene anche attivamente con il volo, salto e spostamento passivo a causa di perturbazioni atmosferiche. Anche se è stata ormai segnalata in tutto il territorio nazionale in realtà si può affermare che è presente non in modo uniforme ma con colonizzazione a "macchia di leopardo". In alcune aree di collina e montagna nelle Marche e in centro - sud Italia non è ancora arrivata ed è bene pertanto che non solo i tecnici e gli agricoltori ma anche chi ha la fortuna di possedere un parco o un giardino, o semplicemente di camminarvi, impari a conoscere questo nuovo invasore ed eventualmente i suoi nemici naturali.

 

- Caratteristiche morfologiche

M. pruinosa come chiaramente indica il nome specifico è di colore bianco, subito dopo la schiusa delle uova. Diventa poi verde tenue col procedere dello sviluppo giovanile. Gli stadi di neanide di I, II, III età, e le ninfe di I, II età, sono ricoperte da una fitta pruina cerosa bianca questa può sporgere in modo irregolare dal corpo e costituire masserelle che unite alle spoglie delle precedenti età (esuvie) permangono incollate alle piante colpite neanide.jpg (125948 byte). Gli adulti sono meno protetti da cera e il loro colore appare inizialmente bianco Adulto bianco.JPG (113099 byte) per poi virare con l’invecchiamento verso un grigio chiaro quindi grigio bruno adulto.jpg (89714 byte) Le dimensioni dell'adulto raggiungono circa 3 mm e le ali anteriori, a trapezio, vengono tenute a riposo verticalmente e avvolgenti il corpo. Come altre cicaline e psille, insetti vicini dal punto di vista sistematico, gli adulti di M. pruinosasono in grado di unire il salto - in pratica un "decollo" - al volo. Le ninfe saltano pure, mentre solo le neanidi non si spostano molto dalla pagina inferiore delle foglie. Il capo è provvisto di occhi composti grandi e di un robusto apparato boccale succhiatore perforante tipico dell’ordine dei Rincoti. Le piante infestate si riconoscono facilmente, in quanto le secrezioni cerose bianche sulle foglie e rami si rendono molto evidenti, inoltre la emissione, a volte a spruzzo, di abbondante melata produce imbrattamenti sulle parti di vegetale sottostanti le zone colpite con conseguenti sviluppi di fumaggini.

Le femmine sono provviste di un ovopositore morfologico che può essere inserito nei tessuti corticali delle piante. La deposizione delle uova avviene generalmente sui rami, vivi o morti e sui tronchi o branche di piante arboree e arbustive, sulle gemme e anche su vecchi pali di legno Le uova sono di colore bianco cremeo e, appunto, grazie all'ovopositore vengono parzialmente infisse nella corteccia (Santini e Lucchi, 1994)uovo.jpg (118309 byte).

 

- Biologia, comportamento e piante ospiti

Si tratta, come descritto di un insetto fitofago e più precisamente fitomizo: in tutti gli stadi post-embrionali si nutre succhiando la linfa dei vegetali. Non sono stati fortunatamente, segnalati casi di punture alle persone, come invece eccezionalmente può avvenire per altri Rincoti che vivono a spese di piante ornamentali (es. Corythuca ciliataSay). Tuttavia, persone particolarmente "entomofobe" possono manifestare disturbi a seguito del contatto con questo animaletto saltatore (Duso, 1984). Ha un ciclo biologico monovoltino con svernamento allo stato di uovo (Zangheri e Donadini, 1980; Tremblay e Priore, 1994). In primavera aprile o maggio a seconda degli anni, iniziano a fuoriuscire dalle uova le piccole neanidi (lo sgusciamento avviene in un modo del tutto particolare osservato recentemente da Lucchi (1994). Questa schiusura si manifesta molto scalarmente nel tempo e presumibilmente le neanidi vanno alla ricerca di piante erbacee ove si accrescono. Le prime ninfe ninfa.jpg (127993 byte) e quindi gli adulti si osservano in genere verso luglio. La presenza di adulti, che volano con frequenza anche sulle parti alte di alberi e arbusti nonché su piante erbacee, si può notare per molto tempo (dalla fine luglio a metà ottobre, in certi casi in novembre). Gli accoppiamenti avvengono quasi un mese dopo lo sfarfallamento, e, di solito, durante le ore notturne, con temperatura più bassa. Quando un maschio è in prossimità della femmina, si comporta in modo tipico danzando e ruotandole attorno con movimenti lenti e ripetuti. Pare che il maschio sia attratto da particolari richiami sonori emessi dalle femmine prima e durante la copula. Si è notato, infatti che molti maschi accorrono anche quando una coppia è già unita. L'accoppiamento si protrae da 90 a 160 minuti. Già poche ore dopo le femmine possono iniziare le deposizioni di uova (Santini e Lucchi, 1994). L'elevata umidità dell’aria favorisce l'ovideposizione che perciò si verifica maggiormente di notte o durante le giornate con cielo coperto. E’ stato calcolato che una femmina può produrre sessanta e più uova. Di solito le maggiori infestazioni si verificano in aree ombreggiate, ricche di alberi e sottobosco. Neanidi, ninfe e adulti di M. pruinosamanifestano un comportamento da "insetto gregario" in quanto vivono raggruppati e tendenzialmente gli individui amano disporsi, sulla vegetazione uno dietro all'altro.

Per quanto riguarda le piante ospiti, queste sono oltre 200, quindi M. pruinosaè estremamente polifaga e l'elenco cresce al pari dei nuovi ambienti che conquista, agroecosistemi, foreste, aree verdi nelle città. In Italia, si vedano i diversi Autori riportati da Baldassari (1992), è segnalata su svariate piante agrarie (alberi da frutto, olivo, vite, ornamentali, colture erbacee come soia, mais, girasole).

 

- Danni e rapporti con altri insetti

Le conseguenze degli attacchi di M. pruinosadipendono, ovviamente, dal tipo e qualità delle produzioni delle varie piante (Girolami e Conte, 1999). Sull'ortica, le forti infestazioni, che comportano una grande quantità di linfa asportata, causano addirittura alla morte delle piante: il fitofago potrebbe funzionare come un diserbante biologico! I problemi insorgono quando l'insetto colonizza piante coltivate, soprattutto quelle che di norma non sono trattate con insetticidi perché scarsamente colpite da altri insetti dannosi (es. kaki, fico, actinidia, melograno) o nel caso della vite, dove la difesa contro il fitofago chiave - Lobesia botranaDenn. & Schiff., tignoletta - viene condotta con insetticida microbiologico selettivo. In queste situazioni i danni sono per lo più indiretti, dovuti alla grande quantità di melata che va ad accumularsi sulla frutta con conseguente annerimento provocato dallo sviluppo di fumaggini e riduzione dell'attività fotosintetica. La frutta imbrattata perde in qualità e gli agricoltori devono ricorrere per forza a interventi drastici con insetticidi per non vedere scartata e compromessa la gran parte del prodotto. Finora, per fortuna, M. pruinosanon è stata segnalata come vettore di malattie da virus (Materazzi et al., 1998). Anche per quanto riguarda i fitoplasmi, che sono stati individuati in adulti raccolti in Veneto ed Emilia-Romagna (Danielli et al., 1996), non è accertato che possano essere trasmessi da piante ammalate a indenni. La melata, se è da considerare nociva nelle piante coltivate, su quelle spontanee non è poi così deleteria. Moltissimi parassitoidi entomofagi (insetti utili che possono essere nemici di fitofagi dannosi) allo stato adulto si nutrono di melata e trovandone in abbondanza vivono più a lungo e producono maggiore prole. Sono favoriti anche i pronubi selvatici e le api. Queste ultime si possono abbuffare di melata proprio in momenti di scarsa presenza di fiori nettariferi spontanei. Il miele cosi detto "di melata" è apprezzato soprattutto da consumatori stranieri. Le colonie di api sono in ogni caso avvantaggiate da questa manna anche se in particolari condizioni alcuni "mieli estivi" di qualità perdono le loro caratteristiche migliori (Barbattini, 1988; Barbattini et al., 1991; Lucchi, 1994, Gervasini e Colombo, 1997). Come la stragrande maggioranza dei fitofagi esotici introdotti, anche M. pruinosa non ha, nel paese di nuova introduzione, il tipico corollario di insetti predatori e parassitoidi specifici. Negli Stati Uniti non è un insetto da manuale di entomologia agraria, solo saltuariamente produce danni alle piante. Nelle aree di origine il fitofago è limitato da diversi antagonisti. Sono stati segnalati dei predatori generici e specifici. Tra questi ultimi il principale è rappresentato da un Lepidottero Epipiropide Epipyros barberiana Dyar (Wilson e Mc Person, 1979, 1981).

In Italia i nemici di M. pruinosa più frequenti e segnalati nei diversi lavori pubblicati, sono rappresentati esclusivamente da predatori generici e più precisamente: Rincoti Pentatomidi, Antocoridi, Miridi; Neurotteri Crisopidi; Coleotteri, Coccinellidi; Imenotteri, Formicidi; ragni e uccelli (Zangheri e Donadini, 1980; Duso, 1984; Arzone e Arnò, 1989; Barbattini et al., 1991; Lucchi e Santini, 1993; Greatti et al., 1994).

Gli insetti sono soggetti ad ammalarsi e, a questo proposito, in Italia, M. pruinosa sembra godere di ottima salute, ma sarebbe necessario condurre ricerche mirate alla individuazione di eventuali patogeni selettivi da diffondere nelle aree infestate dal fitomizo. Nel 1995 si osservò, in una località dell’Emilia, una evidente micosi che aveva colpito una serie di adulti (Ferrari et al., 1996).

 

- Possibilità di controllo

Al momento attuale, come già detto, in colture che di solito non richiedono trattamenti insetticidi, potrebbe essere necessario intervenire chimicamente contro M. pruinosa(Ciampolini et al.,1987; Ciampolini et al., 1994; Ciampolini et al., 1995). Tuttavia più recentemente le tecniche consigliate non prevedono l’impiego di principi attivi ad ampio spettro d’azione (Cornale et al., 1998). Sono stati indicati anche, precocemente - prima della comparsa degli adulti - dei lavaggi con acqua e nitrato di potassio alla dose di 400 gr/hl. Addirittura solo forti getti d'acqua, che causano la caduta di neanidi e ninfe sul terreno con conseguente parziale risalita sulle piante, hanno efficacia nel ridurre l’entità delle infestazioni. L'aggiunta del nitrato potassico è suggerita perché questo sale svolge una azione di scioglimento del rivestimento ceroso di neanidi e ninfe (Greatti e Girolami, 1994). L’impiego degli insetticidi contro il flatide è stato valutato da Stefanelli et al., 1994, vengono consigliati alcuni principi attivi e si indica, come periodo migliore per gli interventi, il momento in cui in campo sono presenti neanidi e ninfe. Infatti se si tratta tardi, gli adulti molto mobili possono reinfestare di continuo le colture con scarsi benefici per la protezione dalla melata , ecc. Recentemente, Girolami e Conte (1999) riportano in una tabella i risultati di prove di efficacia di diversi principi attivi nei confronti di stadi preimmaginali e adulti di M.pruinosa. Solamente nei vivai, per evitare che femmine ovidepongano sulle piante da vendere ed esportare, è consigliabile procedere con dei trattamenti insetticidi in presenza di adulti. A questo proposito però è bene non eccedere con impiego di principi attivi a largo spettro di azione perché potrebbero portare ad effetti collaterali indesiderati anche in questi particolari agroecosistemi (Gervasini e Colombo, 1997). Nonostante tutti i possibili disagi, soprattutto per gli agricoltori, M. pruinosanon deve quindi essere considerata più pericolosa di quello che realmente è.

 

L’ausiliare

- Origine e ciclo biologico

Come nella migliore tradizione di lotta biologica classica per iniziativa dei ricercatori dell'Istituto di Entomologia dell'Università di Padova e Udine, a partire dall'anno 1987 sono iniziate le importazioni dagli Stati Uniti di Neodryinus. typhlocybae (Girolami e Camporese, 1994; Girolami et al., 1996). Le località dove è stato rinvenuto N. typhlocybae sono state diverse (Pennsylvania, Ohio, Massachusetts) ma soprattutto in Connecticut sono stati effettuati a più riprese i prelievi maggiori. La determinazione dell’Imenottero effettuata dal Prof. Olmi dell’Università della Tuscia su individui raccolti nelle località del nord America conferma l’appartenenza dell’insetto alla specie typhlocybae (Ashmead), ordine Imenotteri, sottordine Aculeati, famiglia Dryinidae (Olmi, 1984). Come altre specie di Driinidi, N. typhlocybae presenta dimorfismo sessuale, partenogenesi arrenotoca ed è parassitoide solitario. In particolare i maschi  Maschio Neodrinus.JPG (176571 byte), lunghi 3 mm, sono più piccoli delle femmine e sul capo gli ocelli sono allineati. La durata della vita adulta è breve, solo pochi giorni, e l’alimento consiste essenzialmente di sostanze zuccherine. Le femmine Femmina Neodrinus.JPG (116789 byte) sono lunghe (4-5 mm) presentano sul capo gli ocelli disposti a triangolo e le zampe protoraciche sono raptatorie. La funzione di afferrare è svolta da una pinza, detta anche "chela", costituita da una unghia allungata del pretarso che si chiude su una apofisi denticolata di pertinenza del quinto tarsomero. Le femmine vivono a lungo, in certi casi fino ad un mese nutrendosi di melata ma non solo, sono infatti anche predatrici divorando parecchie neanidi e ninfe di M. pruinosa. Una femmina secondo quanto riportato da Girolami et al. (1996) durante la sua vita eliminerebbe circa una cinquantina di individui. La ricerca dell'ospite su cui affidare i propri germi è continua, le femmine si riposano "se così si può dire" e perdono diverso tempo per lisciarsi e pulirsi (operazione di preening). Allo scopo le zampe, oltre alle chele, sono munite di stregghia e con questa possono lungamente spazzolare le antenne sporche della cera dell’ospite. Le modalità di ovideposizione sono caratteristiche: al pari di altri Driinidi la femmina raggiunta una neanide di III età o le ninfe, in genere scarta le neanidi di I e II età, può procedere alla ovideposizione. Con le zampe anteriori raptatorie afferra l’ospite, lo punge con un colpo paralizzante, lo solleva e colloca un uovo al livello del metanoto o primo urotergo, nelle ninfe sotto gli abbozzi alari. Dopo poco tempo il fitofago si riprende continuando la sua attività trofica. Solamente in seguito è possibile notare, di fianco al corpo della M. pruinosa, la larva del parassitoide che ha indotto l’ospite a produrre una sorta di cisti o ernia di colore bianco - giallastro (Foto 7). Quest’ultima diventa via via più grande con l’accrescersi della larva del neodrino e con l’accumulo delle esuvie dentro l’ernia. La larva raggiunta la maturità e quando l’ospite è già completamente svuotato inizia la costruzione di un bozzolo. La parte ventrale del bozzolo aderisce saldamente alla pagina inferiore delle foglie o in altre parti vegetali lisce. Al di sopra del bozzolo rimane incollata per un certo tempo la spoglia della Metcalfa. In questo caso è anche possibile dedurre l’età raggiunta dall’ospite prima di morire. Nel parassitoide si è notato un dimegetismo a seconda dello stadio dell’ospite su cui si è potuto sviluppare (Girolami e Conte, 1999). La pupa, di colore nero Bozzolo con pupa.JPG (128391 byte), si riconosce molto bene all’interno del bozzolo rispetto alla larva matura che è di colore giallastro Bozzolo con larva2.JPG (192340 byte). Dagli studi condotti nel nostro paese si è accertato che il parassitoide sull’unica generazione di M. pruinosa può compiere una o due generazioni complete. Nel primo caso gli adulti sfarfallati dalla generazione svernante danno luogo ad un ciclo (una sola generazione) in cui le larve del parassitoide, raggiunta la maturità, si imbozzolano ed entrano in diapausa in luglio agosto permanendo così tutto l’inverno. Nel secondo caso invece, una parte delle larve mature prosegue lo sviluppo, impupa e gli adulti di seconda comparsa si accoppiano e danno luogo a un secondo ciclo. Le larve di questa seconda generazione sviluppandosi principalmente sulle ninfe risultano in genere più voluminose rispetto a quelle di prima generazione che si sviluppano soprattutto a spese di neanidi di III età di M. pruinosa (Girolami et al., 1996; Tommasini et al., 1998).

- Lanci inoculativi

 

A seguito della prima importazione e delle numerose indagini riguardanti i molteplici aspetti della biologia di questo ausiliare sono iniziate le sperimentazioni di campo finalizzate a determinare le possibilità di diffusione o propagazione. Si è anche evitata l’introduzione di uno dei principali nemici del neodrino - l’iperparassitoide - Cheiloneurus swezeyi Ashmead Imenottero Encirtide (Girolami e Camporese, 1994). La lotta biologica con l’ausiliare potrebbe risolvere, come riferito in precedenza, il problema in quelle particolari aree dove sono assolutamente sconsigliati gli interventi con insetticidi, quali parchi, giardini, siepi ricche di animali selvatici, ecc. Per incrementare le popolazioni del parassitoide in diversi ambienti è stato ritenuto opportuno condurre diversi lanci inoculativi. Poter disporre di molti esemplari del parassitoide è attualmente importante. Si è ricorsi quindi ad allevamenti in condizioni controllate. In primo luogo questi sono stati allestiti presso l’Istituto di Entomologia di Padova, dove tuttora si effettuano fondamentali studi sia sull’entomofago che sul fitofago. In seguito N. typhlocybae si è moltiplicato anche presso la biofabbrica di Cesena (Biolab, oggi Bioplanet). La biofabbrica produce per programmi di interesse scientifico - applicativo, dimostrativo, come nell’ambito del progetto comunitario "Life", e anche commercializza, in particolare ai Comuni o altri enti pubblici il neodrino richiesto per ridurre le popolazioni del fitofago nelle aree verdi. L’allevamento è in pratica continuo, si svolge sul suo ospite naturale che vive e si moltiplica su piante in serra. Per accelerare, sincronizzare i cicli, stoccare, ecc., entrambi i simbionti, si opera, negli allevamenti, principalmente regolando le temperature. Una semplice lotta biologica (impegnativa però sul piano della mano d’opera) si potrebbe effettuare anche raccogliendo e spostando foglie, da raccogliersi in autunno, con il parassitoide imbozzolato, da località nelle quali è già acclimatato a zone dove "da solo" non sarebbe in grado di raggiungere il fitofago. Comunque più semplice rimane sempre la possibilità di richiedere direttamente alla biofabbrica l’ausiliare che viene confezionato per il lancio in sacchetti contenenti le pupe prossime allo sfarfallamento. Le confezioni di lancio sono costitute in modo da fare fuoriuscire gli adulti del parassitoide impedendo però l’ingresso di predatori. Preferibilmente i lanci inoculativi andrebbero eseguiti in aree dove in autunno non vengono asportate le foglie. In questo modo i bozzoli del parassitoide possono rimanere in loco e dare origine agli adulti l’anno seguente.

Nei lavori recenti di Girolami e Mazzon (1999) e di Villani e Zandigiacomo (1999) si riporta che rispettivamente, nella zona di Padova e in Friuli-Venezia Giulia, si è raggiunto un soddisfacente e duraturo equilibrio biologico. Gli Autori sopracitati consigliano di proseguire le introduzioni nel territorio del parassitoide per far sì che si acceleri e si rafforzi il fronte di avanzamento delle popolazioni del neodrino. Se infatti non si operasse con nuovi lanci, Girolami e Mazzon (1999) calcolano che l’ausiliare impiegherebbe oltre un secolo per diffondersi al pari del suo ospite. La possibilità di procedere a introduzioni, dai paesi di origine del fitofago, di altri entomofagi appare ancora aperta. Olmi (1996) ha rinvenuto un altro Driinide il Thaumatodryinus danieli Olmi, vivere a spese del nostro Flatide. Non è da escludere l’eventualità di una qualche nuova associazione. Nella primavera del 1997 in un uovo che aveva svernato si è osservato un foro di uscita praticato da un oofago che non si è stati in grado di catturare. (Foto 10).

L'abbassamento generale delle popolazioni di M. pruinosa causato dall'attività di N. typhlocybae dovrebbe portare alla diminuzione degli attacchi del fitofago alle piante coltivate. Nemmeno l’elevata polifagia di M. pruinosa deve spaventare più del dovuto; anzi, tra le piante ospiti ce ne sono molte che, non avendo interesse agrario, non vengono trattate e costituiscono quindi un prezioso serbatoio di organismi utili o di potenziale mantenimento dell'imenottero introdotto. Il nostro Flatide è dunque un clandestino con cui dovremo imparare a convivere più o meno pacificamente, combattendolo solo con tecniche biologiche, senza intraprendere lotte drastiche che non portano ad alcun vantaggio.

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- Links su M. pruinosa

 

Istituto Professionale di Stato per l'Agricoltura e l'Ambiente "Carlo Ubertini"  pagina sulla Metcalfa pruinosa

ARSIA Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'innovazione nel settore Agricolo Forestale pagina sulla Metcalfa pruinosa

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